La maglia di calcio piu venduta al mondo
Per le altre marche invece puoi visualizzare le scarpe calcio Nike mercurial Vapor se preferisci un modello all’ultima moda, le nike Tiempo per un design classico e una scarpa calcio in pelle , con tomaie di qualità già dalle classsi più basse. Nike rielabora ed estremizza l’iconico kit del 1994 e sfodera una maglietta che spopolerà anche tra rapper e trapper, contraddistinta da un pattern ondulato e molto dinamico, con maniche bianco-nere e busto bianco-verde. In trasferta spicca la stampa della cartina di Cremona sullo sfondo bianco, il grigiorosso colora invece le spalle e le maniche. Negli spogliatoi bianconeri, in occasione delle campagne oltreconfine, i numeri gialli accolgono inizialmente il vecchio sfondo monocromatico del passato, in un curioso amalgama giallonero. Ed è proprio la casa madre Feralpi ad essere omaggiata sulla divisa away con il colore dell’acciaio, la grafica sullo sfondo richiama le barre tonde realizzate giorno e notte nello stabilimento di Lonato. COMO (prima maglia) – ufficiale – Colore principale il blu, con il bianco che è stato utilizzato per pantaloncini, nomi e sponsor. Che è in realtà un ritorno al passato: Sul petto riecco infatti lo stemma del cosiddetto “Gallinaccio”, che torna su una divisa ufficiale del Genoa dopo oltre 40 anni.
Nel 2000-2001 la seconda muta richiamò gli anni 1980 con un palo verticale che stavolta, per discostarsi dalla progenitrice, si spostò a ridosso del fianco sinistro; rispetto a quello originario, questo era inoltre «interrotto» sul petto dal marchio dello sponsor. Ultima novità è la Reggiana che fa compagnia ai club retrocessi dalla Serie A: Cremonese, Sampdoria e Spezia. Per un club nato rosanero, era quantomeno bizzarro scendere in campo, agli albori del Novecento, con delle casacche ogni giorno sempre più bianche. Sono tutte casacche one shot che mai più vedremo in campo, sperimentazioni d’inizio millennio che si rivelano solo dei piccoli intermezzi in una decade tutta a tinte gialle. Al Comunale si rivede Giampiero Boniperti, stavolta dietro a una scrivania; in campo, della vecchia guardia rimangono solo capitan Salvadore e Haller, il più “latino” dei tedeschi, deposti a far da chioccia a una nidiata di promettenti e scalpitanti elementi. Si rimane nell’ambito delle maglie iconiche e dei grandi classici, arrivando sul podio, terza maglia real madrid e da Maradona si passa a Cruyff. Anche se non sono nuove, le maglie da calcio usate possono essere una scelta economica e, nel caso dei club famosi come il PSG, un modo per possedere un pezzo di storia del calcio.
La replica dei fan non si è fatta attendere, ma non è il primo caso in cui i creativi fanno «danni» in campo calcistico. Nel pieno del boom economico il calcio era esclusivamente quello allo stadio, sicché gli appassionati del bel paese non facevano troppo caso alla qualità dei fotogrammi loro proposti al ritorno a casa, giusto in tempo per vedere la Domenica Sportiva; d’altronde, erano gli stessi che sovente si appigliavano ancora ai racconti della radio, ai «quasi gol» di carosiana memoria, per fantasticare su quella palla fatta ancora di stringhe e fettucce di duro cuoio. Inutile però sottolineare come gli anni Novanta siano il decennio “ispiratore” per eccellenza, come si ritrova nei rework di maglie dei sudcoreani di Pepperoni Seoul. In questo articolo, daremo uno sguardo più da vicino alla trasformazione delle maglie da calcio dalle loro umili origini come semplice abbigliamento sportivo funzionale ai capi iconici e altamente alla moda che sono oggi. Una dicotomia che entrerà definitivamente nell’immaginario sportivo con gli anni Trenta, quando la Juventus instaurò un Quinquennio d’oro che monopolizzò la neonata Serie A come mai era accaduto prima. A Torino c’era una squadra di «foot-ball», come si soleva chiamarlo all’epoca, nata pochi anni prima e già emersa tra le più importanti della città, ma suo malgrado alle prese con dei seri problemi di candeggio…
Ma prima di approfondire questo complicato e articolato rapporto, è forse necessario fare un salto indietro alla Torino di fine Ottocento, fulcro di un’ancora giovane e acerba Italia, per capire come e perché un’ancora sconosciuta maglia, un giorno, abbracciò dei colori così diversi. Prima maglia divisa a metà fra il verde e l’azzurro, proprio come nel 2009, anno della fusione fra il Salò e il Lonato che ha dato originale all’attuale squadra di proprietà della Feralpi. Soprattutto nella prima metà del Novecento, non sarà comunque raro vedere un semplice scudo bianco riempito nella sua interezza dalla croce nera. Quarto posto per l’Olanda del 1974, battuta nella finale Mondiale dalla Germania. La terza maglia celebra i primissimi colori del club, il blu e l’arancione, la ‘V’ è invece formata dal disegno stilizzato (molto) di una rondine per ricordare il soprannome dei calciatori bresciano: Le Rondinelle. In collaborazione con il marchio streetwear olandese Daily Paper, la terza maglia dell’Ajax unisce due icone di Amsterdam. Il bianco di fondo è quindi accompagnato da disegni segmentati di colore rosso, che è a tutti gli effetti il colore secondario e interessa anche parte del colletto, le three stripes Adidas, la striscia che scende lungo i fianchi, così come il marchio adidas e lo stemma del Messico apposti all’altezza del petto.
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